Chi è Osho per coloro che lo seguono?" potreste chiedervi.
Come prima cosa, il concetto di 'seguace' farebbe venire un nodo in gola alla
maggior parte dei sannyasin. Osho ha sempre insistito
sul fatto di non voler rendere seguace nessuno.
Lui considera l'idea "Io sono il pastore e
voi siete le pecore" una sorta di schiavitù, una dipendenza che è l'opposto della libertà, ed è, alla sua radice, un'attitudine fascista.
Osho preferisce considerare i suoi sannyasin come
"compagni di viaggio". Quanti desiderano camminare
per un pò con Lui sono liberi di farlo, e quando scelgono
di seguire un'altra strada possono con gratitudine salutare e andarsene per
la loro via. In questo contesto di ricerca interiore non esiste alcuna forzatura
su nessuno. La vera essenza del messaggio di Osho è
la libertà.
Forse il nodo cruciale di questa questione è legato al concetto di "credere".
Quasi tutti gli "-ismi" che dominano oggigiorno
le menti umane dipendono da quello che noi definiamo "credere". Ma se guardiamo un pò più in profondità,
ci accorgiamo che usiamo la parola "credere" per riferirci a qualcosa
che noi
non siamo sicuri sia vera. Per esempio, se siete in
attesa alla fermata dell'autobus mentre diluvia, non direste mai a chi vi sta
vicino che credete stia piovendo; sapete che sta piovendo in base alla vostra
esperienza diretta. Per contro, se vi trovaste in una stanza priva
di finestre da dove non è possibile stabilire se sta piovendo o meno, dovreste
onestamente limitarvi a dire che "credete" stia piovendo: non potete
saperlo perchè non ci sono finestre.
Se Osho dice che è bene indossare
un impermeabile sotto la pioggia se non volete inzupparvi, indossarne uno significherebbe
"seguirlo"? Sarebbe solo una risposta
intelligente a un suggerimento basato sulla vostra esperienza personale e diretta
sapete che sta piovendo. E quando indossate l'impermeabile e restare
asciutti, è sempre la vostra esperienza che guida la vostra scelta. La decisione
è vostra, basata su quello che sapete, non su quello che Osho dice.
E se, malgrado l'impermeabile, vi bagnate, Osho continuerebbe a insistere sul fatto di mantenere un atteggiamento
scientifico, e osservare la situazione con intelligente scetticismo. Osho potrebbe sbagliarsi e l'impermeabile
potrebbe non essere efficace, o forse l'impermeabile non è adatto, o non è a
tenuta d'acqua e così via. Quando avete vagliato tutte le possibilità, potete
decidere se bagnarvi o restare asciutti. Sta
a voi la scelta.
Se verificate che il suggerimento di Osho di indossare un impermeabile è funzionale alla situazione, potreste
ritenere giusti anche i suoi ulteriori suggerimentiÉ
ad esempio, che avete bisogno di stivali di gomma, se volete restare con i calzini
asciutti. A questo punto è sorta in voi una fiducia. I suoi suggerimenti sono
stati ritenuti definitivamente validi perché avete visto che la volta precedente,
mettendo in pratica ciò che lui consigliava ne avete tratto un beneficioÉ ora Osho potrebbe consigliare un cappello,
un ombrello, e così via - ogni decisione dovrebbe basarsi sull'esperienza di
vita reale di ciascun individuo di fronte alla situazione reale che ha di fronte,
in questo caso si tratta di non bagnarsi! E la convinzione che
i consigli di Osho siano frutto di esperienza
diretta, di lucidità e lungimiranza,
è rafforzata dal vedere Osho che cammina in mezzo ai più furiosi temporali della vita, rimanendo completamente asciutto lui stesso. Questa è la riprova che deve aver parlato con cognizione
di causa sul problema di restare asciutti!
Naturalmente, per ascoltare veramente
i suoi consigli e renderti conto di quanto lui sia asciutto, devi avvicinarti
un pochino, devi essere pronto a stare sotto
la pioggia e provare l'impermeabile, gli stivali di gomma, il cappello, l'ombrello...
Restare al coperto a vedere tante persone intabarrate nei loro equipaggiamenti
da pioggia, potrebbe farli apparire come un branco di "seguaci dell'ufficio
meteorologico", di certo non ci si renderebbe conto di come stiano realmente
le cose.
Consideriamo adesso la domanda più importante che ciascuno di noi dovrebbe porsi:
Chi sono io? Sono nato in un certo luogo,
e sono stato portato a ritenere di essere "inglese", di essere "cristiano",
di essere "un tipo anglosassone", "bianco", "uomo"
e così via, tutto questo in base al luogo e all'ambiente in cui sono venuto
al mondo. Se fossi
atterrato altrove, con la stessa indubitabilità sarei
stato persuaso del mio essere "italiano", o "americano",
o "mussulmano", o "buddhista".
In base alla cultura di appartenenza di mia madre, avrei sviluppato un particolare
tipo di "credenze". Poichè sono un "uomo",
e sono cresciuto in Inghilterra, mi è stato insegnato a credere in un certo
insieme di valori maschili/femminili che sarebbero stati completamente diversi
se fossi un "uomo" in un contesto mussulmano, dove esiste un altro
"credo" che implica, ad esempio, il diritto ad avere quattro mogli.
Pertanto, chiedersi "Chi sono? è un semplice mettere a fuoco l’etichetta che è stata posta sulla mia culla.
Io sono soltanto
un robot chiamato "homo sapiens", assemblato in una serie di
processi successivi, provvisto di una targhetta "Made
in Britain", che alla fine è stata fissata da
qualche parte dentro di me, per essere certi che io avessi "una identità".
Ma supponiamo di avere un impulso all'indagine scientifica più sviluppato
che non si accontenta di questa prima risoluzione e volesse esaminare più a
fondo la questione in questo caso, sarebbe naturale cercare una risposta a questo
secondo interrogativo: io sono semplicemente il prodotto casuale dei miei condizionamenti,
oppure esiste in me qualcos'altro, una sorta di "sagoma"
sulla quale queste "identità" sono state fissate? Esiste qualcosa
che posso definire "me
stesso", in maniera più intima? Che fare per rispondere a questo interrogativo?
Se volessi diventare un medico, frequenterei una scuola di medicina. Se volessi
diventare un ingegnere, frequenterei una scuola adatta. Ma dove andare a parare,
nel caso in cui io volessi soltanto essere me stesso? Vi sembra una domanda sensata, anche se nessuno la pone mai?
Io credo che questo impegno a conoscersi non sia neppure tanto da
sottovalutare: dovrebbe essere prioritario, di fatto è più pressante di quanto
si creda. Ci si dovrebbe rendere conto che questo è più di un semplice lusso,
non si tratta di uno sfizio: cercare una risposta a un interrogativo così intimo
è di fatto prioritario, ma nella realtà di questo mondo la maggior parte delle persone
è troppo impegnata a sopravvivere per potervi dedicare tempo o energia.
Ma dal mio punto di vista, riesco a vedere che in tutto
il mondo la gente lotta, si uccide, vive con un coltello
puntato alla gola, semplicemente perchè la "fabbrica"
che ha prodotto ciascuno di noi è in mortale competizione con tutte le altre: il "Made
in Japan" è in guerra con il "Made
in USA"! Le persone a cui è stato insegnato a essere "cristiane"
si stanno ponendo in sempre più violenti contrasti con le persone cui è stato
insegnato a essere "mussulmane".
Pertanto, se tanta violenza, se tanti omicidi si stanno
compiendo nel nome di etichette, e non in quello degli individui
che sono stati etichettati, non potremmo lasciare cadere l'etichetta e porre
fine a questi assassinii? È un'altra domanda che non
mi sembra irragionevole.
Inoltre da ogni parte sento dire che il pianeta
terra è alla deriva, che la nostra esistenza come specie è minacciata! E questa fine annunciata dovrebbe destare
la nostra attenzione senza lasciar più tempo al tempo: non tutti i giorni un pianeta
è in grado di nutrire la vita, e certamente non tutti i
giorni le specie con il più alto quoziente di intelligenza distruggono il loro
pianeta. La perdita del pianeta Terra
è dannosa per la nostra salute, in merito non dovrebbe esserci dubbio alcuno.
Più osservo queste cose, e più noto che anche se volessimo risolvere tutti
questi monumentali problemi ecologici, non potremmo farlo mai, perchè
siamo troppo occupati a combattere le nostre antiche battaglie rispetto ai valori che ci determinano, da non
accorgerci che il terreno stesso su cui fondiamo la nostra vita è
in pericolo!
Pertanto questa domanda, "Chi sono io?", non è importante solo per me o per un ristretto numero di persone.
La risposta a questa domanda può essere l'appiglio che manca in questo folle
precipitare che pare tendere unicamente a unadistruzione
globale.
E qual è
la risposta che Osho dà a questa domanda? Egli lo ha definito "sannyas": una rinuncia a tutto quello
che la società ha forzato dentro di noi; un
lasciar cadere tutti
i credo e le professioni di fede che siamo stati convinti a ritenere veri
nel tentativo di "civilizzarci". Tutto questo ha avuto
solo lo scopo di adattarci a qualunque insieme di regole culturali fosse dominante nei pressi
dell'ospedale in cui siamo venuti al mondo! In breve, egli invita ciascuno di
noi a staccarsi di dosso l'etichetta
che lo identifica, e scoprire sotto di essa chi siamo realmente.
Questo è un suggerimento interessante: Osho dice che è possibile
gettare via tutti i condizionamenti sociali che ci sono stati imposti ed essere
semplicemente se stessi, senza etichetta alcuna - senza appartenere ad alcuna
nazione, ad alcuna religione, razza, colore, genere - semplici essere umani,
religiosi nella loro essenza.
E se tutti
i credo che nostra madre e nostro padre hanno voluto introdurre nella
nostra mente vengono lasciati cadere, ciò che resta è la risposta alla domanda,
"Chi sono io?" E se questa rinuncia viene portata avanti da
un numero sempre più grande di persone, il bisogno
di uccidersi l'un l'altro a causa delle nostre differenti identificazioni
in nazionalità, religioni, etnie, caste, razze o generi si dissolverà completamente, rendendo disponibile una energia vitale smisurata
che può essere diretta verso la creatività piuttosto che la distruzione,
in modo che se vogliamo possiamo realizzare un paradiso qui sulla Terra.
Un'idea magnifica, ma come realizzarla? Osho è stato chiaro: la meditazione è l'anello mancante! Ma come e
cosa
possiamo fare, per meditare? Ogni volta che ci sediamo e chiudiamo gli occhi, è come trovarsi
di fronte a uno zapping tra programmi televisivi a velocità supersonica! Osho ne era ben consapevole, e per questo ha escogitato diverse tecniche in grado di spezzare questo
meccanismo, e arrivare a una pace e a una quiete
interiori reali.
La Meditazione Dinamica è una tecnica di questo tipo.
E una volta che si è compreso come fare, è possibile raggiungere quella stessa
dimensione di quiete, stando seduti, utilizzando tecniche di meditazione di tipo diverso.
E quando si è imparato a farlo, lo si può sperimentare nella vita quotidiana. A quel punto, si può meditare
ovunque. É è ciò che Osho definisce essere "nel mondo" ma non "del
mondo".
Perciò, cosa significa Osho per me? Significa un'opportunità, una possibilità per imparare a essere
silente, per scoprire in prima persona, direttamente, che tutte le mie identità sono solo parte della
mente, e che quando la mente è silente io non sono un britannico, o
un cristiano, o un anglosassone, o un bianco, o un uomo, ma semplicemente un essere umano.
In quel silenzio tutte le rotte tracciate sulle
mappe della mia mente sono scomparse e io sono soltanto parte di un'energia
universale che noi tutti possiamo chiamare "essere a casa". In questa prospettiva tutte le nozioni di competizione, o di violenza,
o di lotta sono paragonabili alla mia mano sinistra che dichiara guerra alla
mia mano destra. É qualcosa di diverso è possibile, e io mi sento
fortunato perchè vivo circondato da altre persone
che compiono lo stesso viaggio di ricerca interiore, di ritorno al proprio centro
e posso
solo inchinarmi, pieno di gratitudine, al mio maestro per aver reso tutto questo
possibile.
Mi potreste chiedere: tutto questo può essere fatto a Londra? Vale la pena una
visita alla Osho
Commune per imparare a sintonizzarsi col proprio centro?
Sì, e per molte ragioni. La prima è che stando seduti con migliaia di altre
persone, il silenzio diventa più profondo. E la seconda, perchè in questo contesto
è possibile imparare a conservare questo silenzio nelle ventiquattro ore. Non
è facile continuare a osservare la mia mente nel bel mezzo di una tumultuosa giornata piena
di impegni. É ma ci sto provando!
Circondato
da "compagni di viaggio" diventa molto più facile.
Osho definisce questa abilità nell'osservare la mente
una "pratica". E quando questa pratica è
così radicata da non poter essere rimossa, perfino mia suocera non sarà più
un disturbo. É e in futuro può anche darsi che la inviti qui.
Swami Anand Videha
NOTA.
Quanti volessero approfondire il tema della meditazione possono consultare l'opera
di Osho: 'Meditazione: la prima e ultima libertà',
edizioni Mediterranee, Roma.
Questo
testo, oltre a introdurre
nell'affascinante mondo della meditazione, presenta diverse tecniche, adatte a tutti e applicabili in qualsiasi occasione o ora della
giornata; provarle permetterà una sperimentazione diretta che non mancherà di
stupire. Nel libro, inoltre, Osho risponde a diversi interrogativi postigli da quanti, nel loro
viaggio
alla ricerca del Sè, si confrontavano con dubbi o situazioni difficili.
Il libro, come tutte le opere di Osho
tradotte in italiano, può essere richiesto scrivendo a: Associazione Oshoba, Cas. Post. 15, 21049 Tradate
(Va)
PER INFORMAZIONI: Swami Anand Videha, tel. 02/58.30.00.39