IL GRANDE GIOCO DELL'EVOLUZIONE

COME….IL GRANDE GIOCO DELL’EVOLUZIONE.
“….ESPANDERE LA RICCHEZZA VITALE DELLA SPECIE.

RIGENERARE IL DNA DELL’ORGANISMO PLANETARIO GLOBALE E DEGLI INFINITI ORGANISMI SINGOLARI.

RISPONDERE ALLA SFIDA DELLA MUTAZIONE TECNOCOMUNICATIVA CON IL PIU’

AMPIO DISPIEGO DEL POTERE DI CREAZIONE DEGLI ESSERI UMANI….

 

FRANCO BOLELLI

 -L I V E -

 


Tantra's Story

 

Tantra, in sanscrito, significa "tecnica per ampliare la coscienza". Il Tantra "non è né una religione nel senso tradizionale del termine, né una filosofia, né una via mistica basata su concetti metafisici, bensì uno strumento empirico per chi è alla ricerca di qualcosa; è una tecnica che si basa sull'esperienza, nell'ambito della vita concreta. L'ampliamento della consapevolezza inteso in questo modo, include tutti gli aspetti della nostra vita, e appunto in quest'ambito il Tantra è l'unica disciplina nella quale si operi una sintesi tra le dimensioni, apparentemente opposte, del diletto e della liberazione. Proprio i nostri desideri edonistici, basati sul principio della semplice e immediata soddisfazione, formano nel Tantra la dinamica nella quale si allarga la consapevolezza, fino a giungere all'esperienza mistica - ed è così che le pratiche sessuali diventano un veicolo per il progresso spirituale. Come si legge nel Guhyasamaja Tantra: nessuno riesce a ottenere la liberazione se si impegna in pratiche difficili e tormentose; la liberazione può essere raggiunta soltanto attraverso l'appagamento consapevole di tutti i desideri". Oltre a creare un ponte tra sessualità e spirito, il Tantra congiunge due direzioni della ricerca spirituale che in altre scuole vengono tenute distinte: controllo ed estasi. Nello yoga, per esempio, viene accentuato maggiormente il controllo di sé, l'autodisciplina, il rinsaldarsi dell'io, il meditar se stessi dinanzi al divino; fra i mistici cristiani, al contrario, conta di più l'abbandono al divino, l'attesa paziente della sua grazia e l'annientamento dell'io. Nel Tantra, il divino e l'io rimangono ciascuno al suo posto, e l'oggetto della ricerca è principalmente quella vibrazione della coscienza che fa incontrare questi poli opposti dell'esperienza soggettiva, lungo due strade, quella attiva e quella ricettiva, che vengono praticate entrambe dai tantristi.
"
Le origini del Tantra risalgono al 2000 a.C. circa, quando gli Harappei popolarono la valle degli Indù. Questa popolazione godeva d'un notevole benessere, e mostrava uno spiccato amore per le arti. La società degli Harappei era di tipo matriarcale. La principale preoccupazione degli Harappei era di vivere nel benessere, e ogni loro abitazione era dotata di almeno un bagno (!). A questo proposito, è utile ricordare che anche nella piazza della capitale, Mohenjo-Daro, l'edificio dominante non era una torre o un tempio, bensì una grande piscina - un vero monumento al benessere. Nelle culture matriarcali la donna occupa un posto d'onore, tanto nella vita profana come nella religione - che è incentrata sulla Dea madre. La figura femminile domina i santuari. Braccia aperte, gambe divaricate, ella si offre all'adorazione." È da segnalare anche l'uso degli Harappei, di porre un grande letto nella stanza principale delle case. Era il letto della padrona di casa, e lì - nella stanza principale, nel salotto - si celebrava l'atto amoroso.
Nelle società matriarcali anche
la religione era un'esperienza viva, in cui l'incontro con il divino non era legato a un sistema di dogmi e credenze, ma veniva sperimentato personalmente. Perciò la religione degli Harappei è strettamente connessa col corpo, con il piacere e la sessualità. Nelle religioni delle società patriarcali il divino è lontano, e diventa quasi irraggiungibile dall'essere umano: il divino non è vissuto all'interno della coscienza individuale e perciò nasce l'esigenza di riempire questo spazio incolmabile tra l'uomo e il divino con credenze, rituali e intermediari (i sacerdoti) che fanno da ponte tra la terra e il cielo. Dunque il passaggio da un'organizzazione matriarcale della società a una patriarcale, che avvenne sia in India che in Europa, cambiò notevolmente le concezioni religiose: "Mentre il Tantra conosce una vasta gamma di rappresentazione del femminile, nella cultura cristiana il femminile è spezzato: la donna appare o come puttana, o come madonna in adorazione passiva del suo frutto maschile. Nel Tantra, le rappresentazioni del femminile sono sessuali e spirituali, estatiche e intelligenti, feroci e pacificanti. Quale liberazione poter essere spirituali, senza dovere stare in ginocchio con gli occhi abbassati, pii e casti. La donna può mostrare acutezza, lucidità o rabbia e può celebrare il suo essere femmina".
Col passare dei secoli, anche in Tibet alcune scuole - come la Gelugpa - iniziarono a prender le distanze dalle pratiche sessuali del cosiddetto "Tantra rosso" (o Tantra della mano sinistra) e si limitarono a studiare l'unione tra il maschile e il femminile sul piano energetico, senza badare più al contatto fisico: questa versione più metafisica fu il cosiddetto "Tantra bianco" (o Tantra della mano destra).
Così, "il noto mantra buddista
"Om mani padme hum" viene tradotto in modo gentile come "il gioiello nel loto", il che, però, non vuole dire proprio niente. Il pudore si affanna a trovare qui una spiegazione artificiosa, negando l'origine tantrica del mantra. Qual è dunque il significato vero di questo antico mantra? Mani, il gioiello, è l'equivalente tibetano del termine sanscrito vajra (diamante) che è l'organo maschile; padme è il fiore di loto che simboleggia la yoni, la vagina; perciò "il gioiello nel loto" non significa nient'altro che l'unione sessuale, il maithuna, in cui il principio maschile e quello femminile si uniscono sia in senso carnale, sia in senso mistico".
I secoli successivi furono secoli di decadenza per il Tantra in India, e soltanto dopo la rivoluzione sessuale negli anni Settanta e l'emancipazione della donna in Occidente, si preparò il terreno per la riscoperta
dell'unione del piacere con la spiritualità. In India molti ashram si sono aperti agli occidentali, e maestri come Osho Rajneesh, Paramahansa Satyananda o Yogi Bhajan hanno dato chiavi di lettura più aggiornate e comprensibili per gli antichi testi tantrici.
Oggi
la sessualità si è liberata e la donna, grazie all'emancipazione, ha ritrovato il suo spazio; la situazione sociale non è più quella di duemila anni fa; ma si presuppone ancora che il sesso appartenga più al maschio e che soddisfi più il desiderio maschile che quello femminile. Questo preconcetto è
il retaggio di secoli di repressione patriarcale esercitata sia sulla sessualità sia sul femminile, e impedisce a molte donne di pensare che il buon sesso sia un veicolo per la crescita spirituale, com'era considerato in una cultura concepita al femminile. Viviamo in un'epoca in cui l'approccio alla sessualità pone problemi nuovi: se fino a pochi anni fa il sesso sembrava proibito, oggi sembra che farlo sia diventato un dovere. Alla repressione, ancora mal digerita, si è aggiunto il boccone amaro della prestazione a ogni costo... Il Tantra non ha nulla a che fare con tutto ciò. In primo luogo, il Tantra, ricordiamolo, è uno strumento per allargare la coscienza. Anche se in pratica ci aiuta a diventare amanti migliori, ciò non è che un piacevole effetto collaterale. "Ed eccoci al punto chiave della pratica tantrica, che oggi desta tanta attenzione in Occidente: l'impiego del sesso, e cioè delle energie sessuali individuali, al fine di raggiungere l'illuminazione, l'estasi, la beatitudine dell'assoluto: after enjoyment, enlightenment." Anche se il Tantra non è tutto così: "Soltanto il 7% dell'intera massa dei testi tantrici contiene dei brani centrati sull'erotismo, il rimanente 93% descrive l'uso dei mantra, dei mandala, delle meditazioni sui diversi aspetti del divino...".
Sembra che oggi in Occidente il Tantra soddisfi due grandi bisogni: il primo è quello di tracciare
una mappa spirituale che ci ricolleghi con le dimensioni più ampie dell'io in un senso molto pratico ed esperienziale; il secondo è quello di creare una cultura dell'eros - così come esiste una cultura del benessere, dello sport, del cibo... Oggi le vere sfide - cioè quelle situazioni che provocano stati di alta intensità psicologica e che impongono al contempo una mente chiara e attenta - sono tutt'altre: l'espressione delle emozioni, dell'affetto, dell'amore e delle varie forme della sessualità. Qui è contenuto oggi il potenziale della nostra
energia bloccata, che possiamo usare per intensificare il nostro corpo e la nostra mente rimanendo perfettamente coscienti, provocando ciò che nel Tantra si fa da 4000 anni: il congiungimento dell'energia di Shakti con la consapevolezza di Shiva.
In queste situazioni, sessualmente intense,
l'energia del cuore raggiunge una profonda commozione sia nell'uomo che nella donna. Ed è proprio questo che distingue un rituale tantrico da una volgare orgia: l'atmosfera rispettosa, nata dalla fusione di un'alta energia.