... . ....SULLA MODA
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Legalizzare la felicita’

 Sinceramente, davvero ve ne fotte qualcosa della legalizzazione
delle droghe
? Certo, sarebbe utile, e poi è una questione di
principio, chi vuole proibire và sempre
mandato a gambe
all’aria
. Ma quello che sarebbe veramente essenziale è un
movimento per la legalizzazione della
felicità
. La piu’ stupefacente delle sostanze. Quella più
clandestina. Anche la felicità ha i suoi spacciatori: la droga leggera
del
piccolo piacere, del divertimento minimale
contrabbandato per
felicita’; e la droga pesante della felicita’
come risarcimento della fatica di esistere,
come aldilà, come
utopia
, come ascesi. Sostanze tossiche.
Perche’ la felicità non è banalmente edonismo superficiale e non è
minimamente una meta finale:
è un’energia, una qualità del
respiro, una forma di contatto con la vita.
Ma non se ne sa molto in giro, visto che la felicità sembra davvero
fuorilegge. Perché il genere umano ha accettato di
sacrificare la felicità sull’altare della necessità. Rinunciando al nettare degli dei in cambio di un pasto sicuro alla mensa della sopravvivenza.
( Poi qualcuno tiene almeno accesa la luce evidenziando nella costituzione il “diritto alla felicità”, mentre altri gettano via la maschera e dichiarano fin dai titoli di testa,  tutto lo squallore della loro “repubblica fondata sul lavoro”. Come scrive Thomas Pynchon  “gli affari del Mondo sono il Commercio e la Morte, e voi farete bene ad accettare questa pena,in cambio dei vostri momenti di Purità e Follia”)
Così i fanatici del sociale non hanno occhi che per i mali e le
sofferenze, e ben difficilmente si troverà
un’intellettuale o uno psicanalista che non sguazzi nelle acque stagnanti della crisi e del disagio. Cose dannatamente reali, è fin troppo evidente: ma che funzionano come un mantra negativo, che più viene ripetuto più moltiplica il suo effetto dissuasivo, depressivo, devitalizzante. Drammi e malesseri sono già abbastanza ingombranti senza il bisogno di metterli al centro della scena e di puntarvi sopra tutti i riflettori. Voglio dire che il lamentoso ritornello “l’esistenza è pesante e difficile” finisce per produrre altrettanti guasti quanto la reale pesantezza e difficoltà dell’esistenza. Aver cancellato la felicità dalle mappe psicologiche e comportamentali, averla relegata nel mondo dei sogni, averla ridimensionata a piccole cose,pacificazione interiore e prozac, è alla base della profonda tristezza antropologica dell’attuale genere umano. Che è arrivato a convivere con la sostanziale assenza di felicità, di averla metabolizzata come se fosse un dato di fatto inevitabile.
Ora, è anche possibile che uno stato di necessità, puntellato di piccoli piaceri aiuti a stare a galla nell’esistenza seriale: ma quando si aprono le danze dell’evoluzione, allora la logica della normale amministrazione non vale come biglietto d’invito! Non è dal disagio, non è dalla disperazione, non è dall’impegno volontaristico, e meno che mai dall’apatia o dall’adattamento, che puo’ nascere il minimo slancio evolutivo. Soltanto LA FELICITA’ E’ GENETICAMENTE EVOLUTIVA.
No, felicità non è ottimismo, mondo dipinto di rosa, beatitudine pacificata. E’ il senso della ricchezza dell’esperienza vitale.Sono felici tutti gli eventi ed i sentimenti che mettono in contatto con l’essenza, con il potere, con l’energia dell’esperienza vitale. Anche la nostalgia fa parte della felicità, anche un’orgogliosa sconfitta; anche uno stato di grazia ormai svanito, oppure ancora in attesa ma che comunque ti appartiene. Legalizzare la felicità, toglierla dalle liste d’attesa e familiarizzare con la sua natura biologica, è davvero aggiungere un giro alla spirale dell’intelligenza globale.

 
Franco bolelli